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SPUNTI DI RIFLESSIONE: ARTICOLI SULL'USO DEL CELLULARE TRA I BAMBINI

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I pediatri: niente cellulare prima dei 10 anni

22 APRILE 2014 | di La Redazione

 

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Niente cellulare fino ai 10 anni di età. I pediatri della SIPPS (Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale), riuniti in convegno a Caserta, hanno parlato chiaro. «Dobbiamo creare linee guida per limitare il più possibile l’uso dei telefonini ai bambini, evitandone totalmente l’uso prima dei 10 anni e limitandone l’uso dopo tale età» ha detto Maria Grazia Sapia, pediatra esperta di questioni ambientali.

 

«L’Italia – ha affermato ancora Sapia – si colloca al primo posto in Europa per numero di telefonini e l’età media dei possessori diminuisce sempre di più. Si tratta di piccole ricetrasmittenti che vengono normalmente tenute vicino alla testa. Gli effetti nocivi per la salute sono sempre più evidenti, alcuni legati agli effetti termici: l’interazione di un campo elettromagnetico con un sistema biologico provoca un aumento della temperatura. Quando le esposizioni sono molto intense e prolungate possono superare il meccanismo di termoregolazione portando a morte le cellule con necrosi dei tessuti. Inoltre un posto predominante lo ha conquistato la dipendenza da telefonino, con danni gravissimi sullo sviluppo psichico e sociale».

Parole di fuoco contro un fenomeno ritenuto da molti «normale». Spesso il telefonino arriva a 7 anni (nel 18% dei casi) secondo un’indagine Eurispes, che mette anche in guardia contro i rischi del «sexting», lo scambio di immagini pornografiche, a volte in cambio di denaro o ricariche. I rischi insomma di quello che può sembrare un regalo «innocente» (e tranquillizzante per i genitori) coinvolgono la salute fisica e quella psichica. E sono rischi crescenti, man mano che il bambino diventa ragazzino, e poi adolescente. Anche Giuseppe Di Mauro, presidente della SIPPS, ha usato toni duri a Caserta: «I bambini dovrebbero trascorrere gran parte del proprio tempo all’aria aperta. Non conosciamo tutte le conseguenze legate all’uso dei cellulari, ma da un utilizzo eccessivo potrebbero scaturire una perdita di concentrazione e di memoria, oltre a una minore capacità di apprendimento e un aumento dell’aggressività e di disturbi del sonno. Ritengo che i bambini non debbano usare il telefono cellulare o, se proprio i genitori non possono fare a meno di dare ai propri figli quest’oggetto, mi auguro che venga utilizzato per pochissimo tempo: sono numerosi i ragazzi che, pur stando uno vicino all’altro, non si parlano ma continuano a tenere lo sguardo fisso sul telefonino. Se non mettiamo un freno a questa invasione dei cellulari tra i nostri piccoli, le nuove generazioni andranno sempre più verso l’isolamento».

In Belgio il governo è andato oltre e ha lanciato pochi mesi fa una campagna per limitare l’esposizione di bambini e adolescenti alle onde elettromagnetiche dei telefonini: divieto di pubblicità dei cellulari verso i consumatori più giovani, divieto di fabbricazione di giocattoli che riproducono un telefonino e obbligo per produttori e venditori di informare i clienti sul livello di «irradiamento» degli apparecchi. La preoccupazione dei governanti belgi si è basata su dati epidemiologici secondo cui, ogni anno, 100-150 belgi si ammalerebbero di glioma, un tumore celebrale. Uno studio recente, approvato dall’Oms, ha inserito i campi elettromagnetici da telefonini nella lista dei prodotti «forse cancerogeni per gli esseri umani». In Italia non sono state (ancora) prese decisioni in merito. Il discorso, lo ribadiamo, riguarda l’opportunità o meno di dare il cellulare ai bambini sotto i 10 anni: oltre ai rischi (anche soltanto ipotizzati) per la salute, c’è una questione educativa e di sviluppo psichico che non può essere tralasciata. Completamente diverso è il tema degli eventuali danni che l’uso del telefonino, e dunque il campo elettromagnetico che si sprigiona, può provocare al cervello (degli adulti): come si sa, su questo punto sono stati fatti – e sono in corso – diversi studi ma non si è ancora arrivati a certezze univoche.

 

 

L'allarme dei pediatri italiani: "Basta cellulari ai bambini, sono pericolosi"

L'utilizzo di cellulari si sta trasformando da uso in abuso e gli effetti nocivi sulla salute sono ormai sempre più evidenti, dicono i medici della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale

 

Redazione

31 gennaio 2017 10:24

 

 

La Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale lancia l'allarme: l'utilizzo dei cellulari si sta trasformando da uso in abuso e gli effetti nocivi per la salute sono sempre più evidenti. Gli esperti puntano il dito anche contro le onde magnetiche emanante dai telefonini e propongono di vietare l'uso dei cellulari ai bambini al di sotto dei dieci anni.

"L’Italia è al primo posto in Europa per numero di cellulari in utilizzo e l’età media dei possessori diminuisce sempre di più – spiega Maria Grazia Sapia, pediatra, come riporta il sito Scuola.store – Stiamo passando da un uso ad un abuso. Non dimentichiamo che cellulare, o smartphone che dir si voglia, è sinonimo di piccolo ricetrasmittente che viene normalmente tenuto vicino alla testa, durante le chiamate o mentre si sta giocando o comunicando". Spiega inoltre la dottoressa Sapia: "Gli effetti nocivi per la salute sono sempre più evidenti, alcuni legati agli effetti termici: l'interazione di un campo elettromagnetico con un sistema biologico provoca aumento, localizzato per quanto riguarda i telefonini, della temperatura attivando il sistema naturale del nostro organismo. Quando le esposizioni sono molto intense e prolungate possono superare il meccanismo di termoregolazione portando a morte le cellule con necrosi dei tessuti. Inoltre è ormai accertato che insieme alle altre dipendenze che affliggono la nostra società e specialmente i giovani quali droga, alcool e fumo, un posto predominante lo ha conquistato la dipendenza da telefonino, con danni gravissimi sullo sviluppo psichico e sociale".

“Per ora – dice Giuseppe Di Mauro, presidente dell’SIPPS – non abbiamo prova di tutte le conseguenze collegate all’uso dei cellulari, ma siamo certi che da un uso eccessivo potrebbero aver origine perdita di concentrazione o memoria, oltre ad una minore capacità di apprendimento, a disturbi del sonno e un aumento dell’aggressività". Di Mauro sostiene inoltre che "ai bambini non debba essere data la possibilità di usare il cellulare o, se proprio non possono evitare per qualsiasi motivo di dare ai propri figli questo dispositivo, spero che venga utilizzato per pochissimo tempo e non per ore intere chattando o mandandosi sms: sono migliaia gli adolescenti che, pur stando nello stesso posto, non si parlano e continuano a tenere la testa bassa sullo schermo del proprio telefonino"

 

 

Ecco perché i bambini non dovrebbero avere uno smartphone (o un tablet)

La sovraesposizione a luce blu, il multitasking, la sostituzione delle interazioni sociali, sono fattori pericolosi nell'età della crescita

 

30 aprile 2015

 

Il tempo vola, come si suol dire, e chi è genitore lo sa meglio di altri. Un giorno il tuo bel bambino di 5 anni torna dal cortile coperto di fango e sbucciature, quello dopo ti chiede un iPhone per il compleanno. Il che non dovrebbe stupirti, se consideri che è da quando ha cominciato a gattonare che la casa è disseminata di tablet e smartphone. Tu poi, non è che ti sei fatto troppi scrupoli a lasciarlo trafficare con ogni tipo di touchscreen, perciò ora non fare quella faccia se pesta i piedi esigendo un device tutto suo.

 

Non sto parlando di un caso limite tanto per fare colore, parlo di una tendenza reale e in marcata crescita. Un’indagine recente rivela che negli US il 36% dei bambini con meno di un anno di età hanno utilizzato un touchscreen, il 15% ha utilizzato app mentre il 52% ha guardato un film o uno spettacolo televisivo su un dispositivo mobile. 

 

Insomma, per molti individui i touchscreen (e i dispositivi che li ospitano) stanno diventando un punto di riferimento dell’ambiente casalingo. Non stupisce allora che da un altro sondaggio risulti che in Australia il 68% delle persone di età compresa tra i 3 e i 17 anni passino in media 21 ore e 48 minuti alla settimana trafficando con uno smartphone (il che significa che un intero giorno alla settimana viene risucchiato da app, messaggi e filmati).

Solitamente, medici, psicologi e altri addetti ai lavori consigliano di non regalare uno smartphone ai propri figli prima dei 12 o 13 anni. Un suggerimento che, posto così, potrebbe suonare come un irragionevole divieto, e quindi fare poca presa. E allora è il caso di chiedersi: Per quale motivo dovremmo preoccuparci tanto se i nostri figli passano tanto tempo con uno smartphone in mano? Dopotutto, non facevamo lo stesso noi con la televisione?

Il problema di fondo, è che stiamo parlando di individui che sono in periodo delicato e formativo della propria crescita. I bambini sono spugne che assorbono informazioni e apprendono comportamenti dall’ambiente in cui vivono quotidianamente. Se la televisione richiedeva un tipo di fruizione passiva, gli smartphone richiedono un’interazione attiva.

Secondo alcuni esperti, un utilizzo abituale di smartphone (o tablet) nell’infanzia e nella pre-adolescenza può avere una serie di effetti nocivi:

1. È stato dimostrato che una sovraesposizione alla luce blu, ossia la luce con una determinata lunghezza d’onda tipica dei touchscreen, può causare danni alla retina e determinare, nel lungo periodo, a una vera e propria degenerazione maculare. Considerando questo, nonostante ancora non ci sia una mole di studi sufficiente ad averne la sicurezza, è ragionevole ipotizzare che gli effetti sugli occhi di un bambino in piena fase di crescita potrebbero essere ancora più gravi.

2. Abbiamo già parlato dei danni che il multitasking può fare al nostro cervello e in particolare alla nostra capacità di concentrarci su una singola occupazione. Un bambino con uno smartphone in mano, da questo punto di vista, è un potenziale maratoneta del multitasking, considerando quanto siano tendenzialmente iperattivi e curiosi i bambini. Se nel caso degli adulti il multitasking va a fare leva sul sistema di gratificazione di un cervello completamente sviluppato, nel caso dei bambini va a influenzare un cervello ancora in fase di sviluppo. Ancora non è chiara l’entità dei danni derivanti da una sovraesposizione di un bambino al multitasking. Un discorso analogo vale per il fisico, dal momento che un bambino che passa quasi 24 ore alla settimana utilizzando uno smartphone è un bambino che dedica lo stesso tempo di un part-time a restare fermo su un divano o un letto.

3. Noi adulti utilizziamo i social media come surrogato delle relazioni sociali che abbiamo già sviluppato. Sappiamo socializzare, rapportarci con gli altri e posizionarci all’interno di un contesto sociale, semplicemente decidiamo di bypassare tutto ciò sfruttando la Rete. Per la crescita di un bambino è invece fondamentale rapportarsi agli altri: che si tratti di giocare nascondino, litigare al campetto o passare interi pomeriggi a parlare di Iron Man e Captain America, l’interazione con gli altri bambini ha un ruolo fondamentale nel suo corretto sviluppo caratteriale e sociale. Secondo diversi esperti, l’utilizzo di smartphone prima dei 13 anni andrebbe a rubare tempo (reale e mentale) al gioco e all’interazione con gli altri.

Direte voi: Già, ma allora quando potrò accontentare mio figlio? È da due anni che pesta i piedi, e gli amici già lo sfottono.

Non esiste un’età precisa. Qualcuno dice non prima dei 12 anni, altri sostengono che vada bene concedere prima l’accesso a un proprio smartphone ma con i dovuti limiti di tempo. Fossi in voi, io incrocerei le braccia inflessibile fino ai 14 anni, o anche oltre. E se gli altri lo considereranno uno sfigato, pazienza. Io non ho mai avuto un motorino, mi sono sorbito la mia dose di scherni, e non ne sono uscito poi così male (forse).

 

(ARTICOLO PANORAMA)

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